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La prima immagine che il Meilogu offre ai suoi visitatori è quella di un territorio profondamente segnato da colline a forma conica che testimoniano una lunga attività vulcanica. “Questa è l’Alvernia sarda”, scrisse il generale piemontese Alberto della Marmora nel suo monumentale Viaggio in Sardegna.
Percorrendo l’isola, da Cagliari verso Sassari, si arriva dentro il Meilogu poco dopo aver lasciato alle spalle la catena del Marghine e scavalcato l’altopiano di Campeda.
Colpiscono subito quei rilievi che, sospesi tra terra e cielo quasi nel sogno di diventare montagna, assumono forme strane, come il Monte santo. Guardatelo bene, tra Siligo, Bonnanaro e Mores: sembra un vascello rovesciato da una violenta tempesta in mezzo all’Oceano.
Ovunque, il paesaggio è vario. Dolce e severo, mite e spigoloso: ma non è terra di grandi contrasti.
La gente di questo spicchio di Sardegna si interroga sul significato del nome Meilogu: miglior luogo o luogo di mezzo? Ogni sardo dirà che la sua zona è la migliore di tutte, ma questo è il cuore del Logudoro, un luogo di mezzo nella Sardegna centro occidentale, con una popolazione di 18 mila abitanti, distribuiti in 15 paesi su un territorio vasto 664 chilometri quadrati, poco più di un sesto dell’intera superficie della provincia di Sassari.
Il Meilogu non è terra stravolta dalle illusioni industriali, ma anche qui si sono sentiti i riflessi della crisi economica legata al crollo dell’agricoltura. L’emigrazione ha lasciato il segno. Negli ultimi 50 anni, la popolazione è diminuita del trenta per cento colpendo allo stesso modo tutti i centri, dai più grandi ai più piccoli. Ora, qualcosa cambia dopo un lungo periodo di silenzio. C’è chi crede nella forza della cultura come occasione di riscatto economico e sociale. Ci credono soprattutto i Comuni che vogliono mettere in mostra il grande patrimonio storico e ambientale.
L’uomo ha frequentato questi luoghi da millenni, lasciando ovunque le tracce profonde della sua presenza: pietre antiche raccontano le civiltà che si sono succedute.
Il Meilogu è un giacimento di straordinaria ricchezza.
Qui si sono sviluppate due culture che hanno segnato l’archeologia sarda: la cultura di Bonuighinu, presso Mara, nel 3.700 a. Cristo e quella di Bonnanaro, nel 1.800 a. Cristo, che si caratterizzano per la lavorazione della ceramica e, in particolare, per la costruzione e la decorazione dei vasi. Accanto alle grotte abitate dall’uomo, ecco l’imponente Reggia nuragica di Torralba, simbolo della valle dei nuraghi; poi le tombe dei giganti o le domus de janas scavate nella roccia, come la grande necropoli di S’Andrea Priu, nei pressi di Bonorva. Ma è in tutto il territorio che si è sviluppata una fiorente civiltà sarda prima dell’invasione dei popoli del mare quando le storie dei dominatori si sono incrociate con quelle degli abitanti, lasciando nuovi simboli. Basti pensare alla tante, splendide, chiese che, da sole, offrono una lunga sequenza di itinerari: meritano d’essere visitate la Basilica benedettina di San Pietro di Sorres, a Borutta; le parrocchiali gotico-aragonesi di Cheremule, Giave, Thiesi, Pozzomaggiore, Padria e Semestene, la chiesetta tardo romana di Mesumendu, presso Siligo, o quella tardo-bizantina di Santa Maria Iscalas, a Cossoine; e poi non trascurate i murales di Bessude e i tanti musei tra i quali spicca quello di Banari, il paese della trachite rossa, dove si possono ammirare le grandi mostre d’arte promosse della Fondazione Logudoro Meilogu.
Itinerari dedicati a chi ama la cultura e ha voglia di conoscere i luoghi della storia, della tradizione, dell’artigianato che si esalta nella tessitura, e della cucina che, gelosamente, custodisce sapori antichi. L’invito a scoprire l’Isola in ogni suo aspetto qui si arricchisce di nuovi circuiti dedicati a chi ha piacere di parlare con la gente che ancora si incuriosisce di fronte all’arrivo del nuovo ospite; gente semplice e genuina che ha saputo costruire e conservare rapporti umani: ecco un’altra grande ricchezza di questa terra che, con dolcezza, si offre a chi vuole fuggire dai ritmi frenetici della propria esistenza e insegue i silenzi e i suoni di una natura ancora popolata da animali selvatici.
Poche aree dell’interno regalano intense emozioni come sa fare il Meilogu, spicchio di un’isola senza mare, sia pure non distante dai consueti itinerari turistici che portano a Bosa e Alghero.
Fermatevi qualche giorno e, accanto alla bellezza dei luoghi, scoprirete la calda accoglienza dei gestori di agriturismo e ristoranti, piccoli alberghi e confortevoli Bed and Breakfast: in quest’angolo di Sardegna non troverete mai nulla di scontato, a cominciare dalle tante sagre paesane che, dalla primavera all’autunno, animano la vita dei piccoli paesi.
Alcuni suggerimenti, pagina dopo pagina, li troverete sfogliando questa guida che vi segnala itinerari e punti di sosta attrezzati. Il resto va scoperto sul posto, in pullman o a piedi, in bicicletta o, magari, a cavallo lungo un percorso ricco di fascino e di suggestione, in qualunque periodo dell’anno, da soli o in gruppo.
Il Meilogu ha tutte le carte in regola per inserirsi nel circuito turistico regionale. Basta soltanto scegliere.

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